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1月28日

Che tu sia per me il coltello

 
 
"E' così facile trasmettere questa infezione. Io ne sono rimasto subito contagiato.(...)Certi sguardi, certe espressioni, certi silenzi che ti riducono in polvere e cenere.
Ci vuole davvero poco a rovinare un essere umano per sempre..."
 
David Grossman

Idiozia

 
Discutere con un idiota è una perdita di tempo
Ti abbasseresti al suo livello
e lui vincerebbe per esperienza.
1月25日

Nascondino

 
Stasera prendo il tuo ricordo e ci gioco a nascondino.
Conto fino a dieci...
...poi vienimi a cercare.
 
 
 
1月23日

Il signor T(-empo)

 

Il signor  T.  era uno scultore.

Modellava creta, gesso, pietra e qualsiasi cosa gli capitasse tra le mani. Una volta, creò un profilo di donna servendosi di alcune foglie secche. Ed era bello quel profilo, al punto tale che il proprietario di un bar lo aveva incorniciato ed appeso alla parete più luminosa del locale.

Era fiero delle sue mani il signor  T. Le curava con una meticolosità quasi maniacale ritenendo che parlassero più loro in un momento che persone in vite intere. Se qualcuno per strada gli porgeva la mano in segno di saluto lui abbozzava un sorriso ed andava oltre. Le sue mani toccavano solo per creare.

Qualcuno lo riteneva un fanatico, altri pensavano fosse semplicemente un matto ma nessuno aveva mai osato criticare il suo lavoro. Riusciva a zittire i chiacchieroni e a far parlare i silenziosi, ad emozionare gli insensibili ed a stupire i cinici.

Quel giorno  il signor T  stava intagliando il tronco di un vecchio pino donandogli il volto di una bambina. D’improvviso le sue mani si fermarono.

Era seduta su una panchina mangiata dagli anni. Intorno ai suoi capelli raccolti danzava un’ ape ingannata dal sole e dal vento. Leggeva un libro con la testa leggermente inclinata, le gambe accavallate sul pietrisco del viale mentre un piede danzava al suono di una musica muta.

Il signor    T pensò che tutto le si fosse costruito attorno per creare un’ opera perfetta, un’opera a cui le sue mani mai erano riuscite a dare vita.

Da quel giorno decise che non avrebbe mai più scolpito nulla che non fosse stato ciò che aveva appena visto.

Passarono giorni e poi mesi e poi anni.

La gente in paese cominciò a dimenticarsi pian piano di lui. Le chiacchiere divennero mormorii e i mormorii bisbigli. Poi più nulla.

Nel chiuso della sua stanza il signor  T aveva smesso di dormire. Provò a ricreare quel volto con la creta ma gli sembrava troppo rozza. Provò allora con il gesso ma ritenne fosse  troppo fragile. Il legno divenne spigoloso e il marmo troppo freddo. Le sue mani cominciarono ad invecchiare improvvisamente, come invecchia chi smette di parlare.

Nulla sembrava avere più un senso, nulla che non fosse quella bocca o quei capelli o quella sottile vena blu disegnata sul polso.

Il signor T aveva smesso di osservare, troppo concentrato com’era sul quell’unica immagine che non riusciva a modellare finché l’unico amico che gli era rimasto gli suggerì di andare a cercare la ragazza per chiederle di posare per lui.

Come anni prima, lei era lì, come ad aspettarlo su quella panchina.

“Sono qui – disse il signor T con un filo di voce – per chiederti di posare per me. Le mie mani hanno troppe cose da dire e senza il tuo aiuto non possono più parlare.”

Lei gli sorrise, e compiaciuta da quella strana richiesta decise di seguirlo.

Erano lì da due ore ormai e il signor T non aveva detto una parola. Lei lo guardava impaziente, aspettando di vedere l’opera d’arte che gli aveva ispirato. Ma continuava a tacere il signor T. I suoi occhi frugavano velocemente il corpo della ragazza, dai capelli alle gambe ai piedi alle orecchie, ma le sue mani erano ferme nel suo grembo

E più la guardava, più si stupiva. Quegli occhi non erano poi così dolci, e quei capelli non avevano quel colore dorato che credeva di  ricordare. Le labbra erano congelate in un sorriso sgraziato e i piedi non danzavano musiche sconosciute ma raschiavano pesantemente il pavimento.

Non capiva il signor T. Nulla in quella ragazza gli ispirava un’opera d’arte.

Poi d’un tratto s’alzò, uscì dalla stanza e vi rientrò con un gigantesco blocco di cera.

Le sue mani accarezzarono quel materiale umido, crearono contorni morbidi con il loro calore. Ballavano e suonavano la loro musica mentre il signor T febbrilmente lavorava. Sorrideva, compiaciuto. Aveva capito. Nulla avrebbe potuto ritrarre quel momento se non la cera. La cera mutevole, la cera incostante come la passione, come la rabbia, il dolore, come la felicità, come se stesso che vedeva cose uguali divenire diverse per mano del tempo.

Per anni aveva cercato di ricreare quell’immagine perfetta e per anni non riuscendovi aveva incolpato se stesso e la sua incapacità.

Mentre piccoli pezzi di cera gocciolavano sul pavimento il signor T capì che ciò che era mancato fino a quel momento era finalmente tra le sue mani.

 

“Quell’uomo è completamente pazzo!”, mormorava  la gente giù in paese osservando i residui di una scultura che pian piano si scioglieva al sole.

 

Sei...

 
 
Sei la mia schiavitù sei la mia libertà
sei la mia carne che brucia
come la nuda carne delle notti d' estate
sei la mia patria
tu, coi riflessi verdi dei tuoi occhi
tu, alta e vittoriosa
sei la mia nostalgia
di saperti inaccessibile
nel momento stesso
in cui ti afferro
 
N. Hikmet
1月21日

Proprio così...

 
 
Dirò il Tuo nome sedendo solitario tra l'ombra dé miei silenziosi pensieri.

Lo dirò senza parole, lo pronuncerò senza proposito.

Giacchè io somiglio a bimbo che chiami la madre cento volte,
felice di poter dire: "Mamma."
 
R. Tagore

Da "Petali sulle ceneri"

 
 

Mi fermerò,
senza dubbio stupito,
se mai ci ritroveremo
in una vita futura,
nel cammino e alla luce
d'un altro mondo
lontano.
Capirò che i tuoi occhi,
simili alle stelle dell'alba,
sono appartenuti
a questo cielo notturno,
e dimenticato,
d'una vita passata.
Sì, comprenderò
che la magia del tuo viso
è pronta ancora
al balenare appassionato
del mio sguardo in un
incontro immemorabile,
e che al mio amore
tu devi un mistero
di cui non conosci
più l'origine. 

Rabindranath Tagore 
1月20日

A.A.A. difese immunitarie cercasi (Anche usate. No perditempo)

 
Stavolta, ahimè, me la sono proprio cercata.
Ho trascorso le ultime settimane a sghignazzare tronfia ogni volta che qualcuno starnutiva o, causa febbre, si riduceva in stato vegetativo.
Camminavo come una piccola bulla scansando batteri, virus e malanni di ogni genere.
 
Ho cantato vittoria troppo presto.
Stamattina sono un concerto di starnuti e colpi di tosse. Ho due tonsille che lascerebbero a bocca aperta la maggiorata del Grande Fratello. Un orecchio assolutamente inutilizzabile, ma lo lascio al suo posto per bellezza. Un occhio mezzo chiuso, che lancia ammiccanti messaggi a chiunque guardi.
 
Il Virus Mario mi guarda e scuote la testa. Io ammicco. Involontariamente, ma tant'è.
 
Etcì.
 
 
 
1月19日

Fotografie della tua assenza

 
(...)ognuno ha il diritto di dire 
ognuno quello di non ascoltare. 
Sono passati dei mesi 
e l’esperienza non provoca cambi 
che ad avvicinarci nel tempo 
ormai sono i danni, 
non sono più gli anni 
la vita che passa e va via 
vivendola meglio 
mi vendicherò 
scusa se non ti accompagno 
ma ognuno prende la strada che può 
 

Che anno era quando il temporale 
non voleva farci uscire più 
che giorno era, quale calendario, 
se ci provo non me lo ricordo 
e conto i giorni al contrario 
come sempre la stessa innocenza 
mi sorprendo sempre quando 
troverò ogni parvenza 
di tracce tue e del tuo nome 
anche se vivo ormai senza(...)

1月15日

Viva la vida

 
(...)
One minute I held the key
Next the walls were closed on me
And I discovered that my castles stand
Upon pillars of salt, pillars of sand
(...)
 
Coldplay
1月14日

le-Paro

 
Parole come gocce d'olio
Parole a chiocciola sulle quali arrampicarsi
Parole  di cotone per sdraiarsi
parole come foglie da calpestare.
Parole bianche, quasi invisibili
parole gommose, colorate a festa.
Parole tra le dita, che non lasci andare
parole morte, trapassate e fredde.
Le mie parole, in un calice di vino
in una scatola di latta
tra lenzuola sgualcite.
Le mie parole impolverate e tristi
sono le mie parole pazienti.
 

Cambiamenti

 
Sono convinto che anche nell'ultimo istante della nostra vita abbiamo la possibilità di cambiare il nostro destino.
 
G. Leopardi
1月13日

Dopotutto...

 

E dopotutto ci sono tante consolazioni!
C’è l’alto cielo azzurro, limpido e sereno,
in cui fluttuano sempre nuvole imperfette.
E la brezza lieve
E, alla fine, arrivano sempre i ricordi,
con le loro nostalgie e la loro speranza,
e un sorriso di magia alla finestra del mondo,
quello che vorremmo,
bussando alla porta di quello che siamo

                           
Fernando Pessoa

1月12日

Si sta facendo sempre più tardi

 
E tu eri felice, nel frattempo.
Perché le persone possono essere felici, nei loro frattempi.
 
Antonio Tabucchi
1月7日

Nemico, amico, amante

"Comunque.
Sarebbe la stessa identica cosa, se ci incontrassimo ancora.

Oppure no.
Un amore non utilizzabile, che sapeva stare al suo posto (qualcuno lo definirebbe non vero, perché non rischierebbe mai di farsi tirare il collo, nè di trasformarsi in una battuta volgare, nè di consumarsi penosamente).
Un amore che non rischia niente, ma che si mantiene vivo come una goccia di miele, una risorsa sotterranea.
Con il peso di questo nuovo silenzio venuto a sigillarlo."
 
Alice Munro
1月3日

Per una in Paradiso

Eri per me quel tutto, amore,
per cui si struggeva la mia anima,
una verde isola nel mare, amore,
una fonte limpida, un'ara
di magici frutti e fiori adornata:
e tutti erano miei quei fiori.

Ah, sogno splendido e breve!
Stellata speranza, appena apparsa
e subito sopraffatta!
Una voce del Futuro mi grida
"Avanti, avanti!", ma è sul Passato
(oscuro gugite!) che la mia anima aleggia
tacita, immobile, sgomenta!

Perché mai più, oh, mai più per me
risplenderà quella luce di Vita!
Mai più – mai più – mai più –
è quel che il mare ripete
alle sabbie del lido – mai più
rifiorirà un albero percosso dal fulmine,
né potrà più elevarsi un'aquila ferita.

Vivo, trasognato, giorni estatici,
e tutte le mie notturne visioni
mi riportano ai tuoi grigi occhi di luce,
a là dove tu stessa ti porti e risplendi,
oh, in quali eteree danze,
lungo rivi che scorrono perenni.

Edgar Allan Poe